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Costa Concordia | vincenzo ameglio

Costa Concordia


costa concordia

Solo adesso mi sento di scrivere queste poche righe per ricordare un tragico avvenimento che nessuno avrebbe mai immaginato che si realizzasse: l’affondamento della Costa Concordia. E’ con il magone in gola che ricordo quel 13 gennaio 2012 con il susseguirsi di notizie sempre più drammatiche di quanto avvenuto al largo dell’isola del Giglio: l’agonia della Concordia e dei suoi passeggeri! Ora cercherò di esprimere le sensazioni e i pensieri che ancora affollano la mia mente: per primo vorrei ricordare le vittime di questo assurdo incidente, morti in una di quelle giornate in cui la spensieratezza e l’allegria erano nei pensieri di tutti, come ho spesso vissuto durante le mie crociere. Vite spezzate in un momento in cui non te l’aspetti, di cui non puoi fartene una ragione, di cui non ti spieghi come può essere successo. Sono convinto che la stupidità umana è subdola in quanto può trasformare le persone in assassini senza lasciare traccia nell’animo e nel corpo. E’ bastato un gesto assurdo, una bravata, uno stupido “inchino” a gettare nello sconforto e nel terrore migliaia di persone, sino a pochi istanti prima felici e contenti di trascorrere le meritate vacanze. Io spero che le autorità preposte facciano la dovuta chiarezza su quanto è successo anche se dubito che possa essere tutto frutto di una sola persona. Non tutto quello che è stato riportato dagli organi di informazione corrisponde a verità, ma per lo più è servito per fare “audience” e tirature raddoppiate. Ho letto e sono convinto dell’assoluta autorevolezza in materia (rivista NAUTICA), che tutti quelli che lavorano a bordo di una nave da crociera, hanno dei precisi compiti da svolgere durante un’emergenza; si chiama “ruolo d’appello” e corrisponde al singolo incarico che ciascuno è chiamato a svolgere, pertanto ci poteva stare benissimo la scialuppa di salvataggio guidata da un cuoco! 

I giubbotti di salvataggio sono esattamente il doppio rispetto al massimo delle persone che la nave può imbarcare, stabilito da norme internazionali, e non credo che su questo la Costa abbia economizzato. E’ stato anche detto che non funzionavano le luci posizionate sul giubbotto salvagente, ma anche qui per una convenzione internazionale, queste ultime si devono accendere automaticamente al contatto con l’acqua; lo scopo è finalizzato ad evitare che le pile si consumino prima dell’effettivo abbandono in mare, quando è realmente necessaria l’individuazione del naufrago. Ritengo quindi che complessivamente l’equipaggio, così tanto bistrattato, abbia fatto il proprio dovere, altrimenti non si spiega come oltre 4200 persone siano state evacuate in meno di due ore! Certo che gli interrogativi sono ancora tantissimi, ma rimane il fatto che ho sentito troppe persone ergersi ad esperti di navigazione marittima, e gli stessi passeggeri, vittime e carnefici, incapaci di rispettare una comune regola che prima si evacuano i disabili poi i bambini e le donne ed alcuni capaci addirittura di prendere a calci e pugni i membri dell’equipaggio!

Sicuramente si sono spese troppe parole per quello che è e sarà un assurdo naufragio di cui per ora la verità la conosce solo il mare azzurro, dove si erge lo scafo arenato della Concordia.

Siti di riferimento:

The Parbuckling Project

Speciale Costa Concordia (ilsecoloxix)

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